Società civile media e potere

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GianmatteoFerrariRGGUIl 2 di novembre a Mosca, nella prestigiosa sede dell’Università Statale Umanistica Russa (RGGU) si è tenuta una conferenza internazionale intitolata “Società civile media e potere”, una tematica di grande attualità soprattutto in considerazione del ruolo sempre più crescente giocato oggi dai media sulle dinamiche politiche e sociali di ogni paese.  

La conferenza si è articolata su tre sessioni:

1. Il potere esecutivo e il potere legislativo in una società democratica: priorità sociali e civili;

2.Impegno civico come driver dei processi politici;

3.I Media come principale strumento di potere pubblico in epoca moderna: l’esperienza della Russia e dell’Europa.

L’evento è stato organizzato grazie al contributo: del “Fondo per la prospettiva storica”, della “Associazione internazionale Fondazioni per la Pace” (IAPF di Mosca) e della stessa università  RGGU.

Alla manifestazione hanno preso parte esperti provenienti non solo dalla Federazione Russa ma anche da: Ucraina, Estonia, Italia, Francia, Belgio, Spagna, Gran Bretagna, Serbia, Slovacchia, Germania, Bulgaria e Stati Uniti d’America. L’Italia è stata rappresentata dal vice presidente dell’Associazione Lombardia-Russia Gianmatteo Ferrari, da Eliseo Bertolasi analista geopolitico all’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) nonché membro dell’Associazione Lombardia-Russia e dall’on. Fabrizio Bertot (già europarlamentare).

Eliseo Bertolasi RGGUIl dottor Eliseo Bertolasi con una relazione intitolata “ONG e rivoluzioni colorate” ha cercato di tracciare le dinamiche attraverso le quali, negli ultimi 25 anni in alcuni paesi dello spazio post-sovietico, e non solo, ponendo comunque l’Ucraina come caso esemplare, la “lunga mano” dell’Occidente abbia sempre avuto un ruolo rilevante nei cambi di potere.

In effetti l’obiettivo finale delle rivoluzioni, cosiddette “colorate”, anziché puntare alla trasformazione delle strutture sociali del paese per portare benessere alla popolazione, mira solo a rovesciare fisicamente il governo in carica, per sostituirlo con un’altro, ma in questo caso più prono al potere imperiale statunitense, in altre parole punta a transitare il paese sotto l’egemonia americana.